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Biodiversità

Madrepora arancione (Astroides calycularis)

Appartenete al Phylum Cnidaria e alla Classe Anthozoa, la Madrepora arancione è una specie coloniale ed incrostante, dalla caratteristica colorazione arancio carico e polipi con numerosi tentacoli appuntiti, debolmente verrucosi e totalmente retrattili.

Specie termofila (preferisce acque più calde), reofila (vive in acque correnti) e sciafila (predilige gli ambienti poco illuminati), è presente in ambienti rocciosi, spesso su substrati verticali, e cavità da 0 a 50 metri di profondità. Può essere considerata indicatrice del “coralligeno” (biocenosi di organismi bentonici calcarei, vegetali e animali) dalla superficie ai 50 m di profondità.

La specie si trova lungo le coste Atlantiche; in Mediterraneo lungo le coste dei mari centro-meridionali, con la Toscana come limite superiore. Non è presente in Alto Adriatico e nel Mar Ligure.

È inserita nell’allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e nell’allegato II della Convenzione di Berna.

Tartaruga marina comune (Caretta caretta)

Tra le tartarughe marine presenti in Mediterraneo, Caretta caretta è la specie più diffusa. È la più piccola tra le tartarughe del Mediterraneo: può raggiungere 110 centimetri di lunghezza di carapace e un peso di 180 chilogrammi.

La tartaruga comune è una specie onnivora che si nutre di meduse, pesci, crostacei e molluschi. Gli individui attraversano nel corso della vita due diverse fasi ecologiche: nei primissimi anni di vita, per le loro ridotte capacità di immersione, frequentano la zona superficiale del mare aperto e, successivamente, si spostano anche verso i fondali bassi.

Dopo l’accoppiamento, che avviene in acqua, le femmine di tartaruga comune depongono le uova su una spiaggia tra maggio e agosto. Le uova sono incubate dal calore del suolo per circa un paio di mesi. La temperatura determina il sesso: uova che si trovano a temperature maggiori di 29°C daranno origine alle femmine, mentre al di sotto di tale temperatura saranno maschi.

La specie è considerata “endangered” (in via di estinzione) a livello regionale e globale, ed è perciò protetta da normative internazionali e, in particolare, da numerose convenzioni tra le quali la Convenzione di Barcellona e relativo protocollo aggiuntivo che prevede misure di protezione e di conservazione per la specie vietandone l’uccisione, il commercio e il disturbo durante i periodi di riproduzione, migrazione e svernamento.

Cistoseira (Cystoseira spp.)

Cystoseira è un genere di alghe brune appartenente all’ordine Fucales ed alla famiglia Cystoseiraceae.

Ha aspetto arborescente o cespuglioso. Le fronde sono disposte radialmente, costituiscono la parte più evidente dell’alga e quella maggiormente interessata dai processi fotosintetici. A seconda della specie, la colorazione va dal bruno-rossastro, al bruno-giallastro, talora con riflessi iridescenti bluastri.

Le alghe del genere Cystoseira sono molto importanti dal punto di vista ecologico in quanto formano, nelle acque costiere mediterranee, habitat per altre specie aumentando così la biodiversità marina negli ambienti rocciosi costieri.

Nel mar Mediterraneo segnano il confine tra il piano mesolitorale e quello infralitorale.

Essendo la maggior parte delle specie appartenenti al genere Cystoseira sensibili a diversi tipi di impatto antropico, la loro presenza è sintomo di elevata qualità ecologica. Per questo motivo la presenza di popolamenti a Cystoseira è generalmente associata ai valori di sensibilità massimi.

Le “cinture” a Cystoseira amentacea e Cystoseira mediterranea, tipiche della frangia infralitorale nelle zone esposte al moto ondoso, possono essere più o meno dense e continue, anche in funzione dell’entità di un eventuale disturbo antropico.

 

Gorgonia gialla (Eunicella cavolinii)

Eunicella cavolinii (gorgonia gialla) appartiene al philum degli Cnidari, alla classe degli Antozoi, alla sottoclasse degli Ottocoralli (Octocorallia) e all’ordine degli Gorgoniacei.

La gorgonia è composta da animali coloniali (“polipi”), la struttura della colonia, che ha consistenza dura e cornea, è per lo più a forma arborea o a ventaglio così da renderla adatta a esporre la maggior parte degli individui della colonia al flusso della corrente per l’ottimale cattura del plancton. Le colonie di colore giallo o, più raramente, bianco, possono essere alte sino a 40-50 centimetri.

La specie si insedia su fondali rocciosi, solitamente tra i 10 ed i 30 metri di profondità, ma può raggiungere profondità maggiori. La crescita è molto rapida, circa 1 centimetro l’anno.

La specie è principalmente minacciata dai cambiamenti climatici, soprattutto per le popolazioni superficiali, mentre la pesca può impattare anche le popolazioni a maggiori profondità. Un possibile impatto stagionale sulle colonie superficiali può essere rappresentato dalle mucillagini.

Per la Lista Rossa IUCN ha uno stato di conservazione Least Concern (minore preoccupazione).

Marciapiede a Vermeti

I marciapiedi a Vermeti (trottoir, reef) sono principalmente il prodotto dell’azione costruttrice del Mollusco gasteropode Vermetide Dendropoma petraeum e dell’alga Rodoficea incrostante Negoniolithon brassica-florida.

La facies (cioè l’associazione di diversi organismi) a Vermeti si localizza al livello medio del mare (zona inferiore del Mesolitorale e Infralitotale superiore), in aree di idrodinamismo medio-alto e zone di risacca attiva, dove spesso forma dei plateau (appunto marciapiedi o trottoir) che possono raggiungere larghezze di diversi metri in diverse zone del Mediterraneo.

Le strutture di maggiori dimensioni si trovano in Sicilia, dove sono presenti a Capo San Vito, litorale di Monte Cofano, Isola delle Femmine, Isole Egadi e Isola di Ustica.

I marciapiedi a Vermeti sono soggetti all’influenza di diversi fattori che tendono a modificare le caratteristiche della struttura, tra questi vanno considerati le variazioni di temperatura, salinità, ossigeno e pH che provocano una diminuzione della diversità degli organismi costruttori, ma anche il calpestio e gli apporti antropici costieri.

La specie Dendropoma petraeum è inserita nell’allegato II della Convenzione di Berna e nell’allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona.

Foca monaca (Monachus monachus)

La specie è distribuita nel Mar Mediterraneo e lungo la costa nord-ovest africana.

Nel Mediterraneo si trova solitamente in acque costiere (dove si nutre di una grande varietà di pesci), in particolare nelle isole; trova rifugio in grotte marine durante le fasi del parto e allattamento o per sfuggire alle diverse pressioni antropiche.

In Sicilia ci sono state diverse segnalazioni, in particolare nelle Isole Egadi ed a Pantelleria: gli esemplari sono solitari ed erranti, in fase di dispersione, presumibilmente appartenenti a colonie presenti in regioni limitrofe.

La specie è inserita negli allegati II e IV della Direttiva Habitat, nell’allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona, nell’allegato II della Convenzione di Berna e nell’allegato I e II della Convenzione di Bonn. La specie è, inoltre, inclusa nella Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora).

Principali pressioni e minacce le catture accidentali nelle reti dei pescatori, l’inquinamento delle acque marine con i conseguenti effetti dannosi derivanti dall’accumulo di inquinanti nei tessuti. Infine, l’aumentare degli insediamenti umani e del traffico nautico (lungo le coste) hanno ridotto le aree idonee alla riproduzione.

Aquila di mare (Myliobatis aquila)

L’Aquila di mare è un pesce cartilagineo (classe Condroitti, ordine Raiformi) che può raggiungere i 2 metri di lunghezza ed è una specie gregaria che predilige fondali sabbiosi e fangosi, fino a 200 metri di profondità.

Come tutti i Raiformi è una specie che vive in prossimità del fondo, con corpo depresso, schiacciato dorsalmente, romboidale (con larghezza quasi doppia rispetto alla lunghezza) e coda a frusta lunga almeno il doppio del corpo e munita di due aculei velenosi.

Ha colore bruno scuro o grigio-verdastro sul dorso mentre il ventre è biancastro; la coda è nera. Si nutre di molluschi e crostacei che caccia prevalentemente sui fondali.

Si può incontrare spesso mentre nuota a mezz’acqua o in superficie e qualche volta balza perfino fuori dall’acqua.

Alga coda di pavone (Padina pavonica)

 

Padina pavonica è un’alga bruna a dispetto del suo colore chiaro dovuto alla presenza di bande concentriche di carbonato di calcio (aragonite) presenti nei propri tessuti; sono presenti anche bande scure. La sua forma a ventaglio le conferisce il nome comune di “alga coda di pavone”. Le dimensioni dei ventagli variano da meno di un centimetro a oltre 20 centimetri.

Sicuramente una delle specie più comuni della flora algale bentonica delle coste mediterranee, vive spesso in raggruppamenti numerosi su substrati duri in acque molto superficiali, purché non troppo esposte al forte idrodinamismo, fino ai 20 m di profondità, anche in ambienti interessati da un moderato inquinamento organico. Sopporta bene anche ampie variazioni della temperatura.

Posidonia (Posidonia oceanica)

Posidonia oceanica è una delle 5 fanerogame (piante con organi riproduttivi – fiori e semi – ben visibili) marine presenti in mediterraneo ed ha, quindi, radici, fusto (“rizoma”) e foglie.

Specie endemica del mar Mediterraneo, è presente su substrati sabbiosi e rocciosi, ad una profondità compresa tra la superficie e 40-50 m. Durante l’accrescimento, l’intreccio di più strati di rizomi, radici di vecchie piante e dal sedimento intrappolato tra di essi, forma una struttura importante per l’equilibrio ecologico detta matte.

La prateria di Posidonia oceanica ospita circa il 20-25% di tutte le specie presenti in mar Mediterraneo, e rappresenta una biocenosi (complesso di popolazioni animali e vegetali che vivono e interagiscono fra loro in uno stesso ambiente) molto complessa e ha una grande importanza ecologica per il sistema costiero: aumentando l’eterogeneità del substrato, offre una molteplicità di habitat e risorse alla fauna e alla flora ad esse associate, per questo motivo viene identificata, tra gli altri, con il nome di Specie Ombrello; in particolare l’ecosistema a Posidonia oceanica costituisce un’area di nursery (in cui trovano, quindi, riparo gli esemplari giovanili) per molti pesci e rifugio per un grande numero di organismi.

Le praterie, inoltre, costituiscono un’efficace barriera per la difesa della costa dall’erosione, per effetto sia della stabilizzazione dei fondi sia dello smorzamento operato sul moto ondoso.

La specie è inserita nell’allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e nell’allegato I della Convenzione di Berna. Per la Lista Rossa IUCN ha uno stato di conservazione Least Concern (minore preoccupazione). Inserita tra gli habitat prioritari nella Direttiva Habitat (92/43/CEE).

Tonno rosso (Thunnus thynnus)

Il Tonno rosso è una specie pelagica delle acque tropicali, sub tropicali e temperate che compie migrazioni annuali per la riproduzione; vive in acque a temperatura superiore ai 10 °C e a profondità fino a 100 m, può raggiungere 3 metri di lunghezza ed un peso corporeo superiore ai 500 kg.

Il tonno può vivere fino a 20 anni ma la maturità sessuale viene raggiunta soltanto al terzo-quarto anno di età, quando gli esemplari raggiungono dimensioni di 90-95 cm ed un peso che generalmente oscilla tra i 12 ed i 15 kg.

La specie è presente nell’Atlantico occidentale dal Canada al Brasile, nell’Atlantico orientale dalla Norvegia alle Canarie oltre che a largo del Sud Africa. È presente in tutto il mar Mediterraneo dove usualmente giunge per riprodursi tra maggio e luglio.

La specie è inserita nell’allegato III del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e già nel Regolamento CE 302/2009 “Piano di ricostituzione del tonno rosso”; grazie alle misure di gestione la specie risulta essere in notevole aumento negli ultimi anni.

Tursiope (Tursiops truncatus)

La specie abita principalmente zone di piattaforma continentale lungo le coste ma anche in isole ed arcipelaghi. È una specie cosmopolita distribuita sia in zone tropicali che temperate di tutto il globo, è presente in tutto il Mediterraneo ed in Italia sono comuni gli avvistamenti lungo le coste, anche in zone fortemente impattate dall’azione antropica. Si nutre principalmente di pesci demersali e cefalopodi.

La specie è inserita negli allegati II e IV della Direttiva Habitat e nell’allegato II della Convenzione di Berna, nell’allegato II del Protocollo SPA/BIO della Convenzione di Barcellona e nell’allegato II della Convenzione di Bonn. La specie è inclusa nella Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) e nell’Accordo ACCOBAMS (Agreement on the Conservation of Cetaceans of the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic area).

Le principali pressioni per il Tursiope sono costituite dalle catture accidentali con gli attrezzi da pesca, sia della piccola pesca che per lo strascico; la specie interagisce anche con gli impianti di acquacoltura intorno ai quali trova pesci da cacciare. In generale le sue caratteristiche ecologiche e comportamentali lo mettono a rischio nelle aree costiere sia per una riduzione generale delle prede, che per l’inquinamento delle acque marine e per gli sport nautici a motore.